Chiusi i
battenti anche su questa edizione del Telefilm Festival,
svoltasi all’Apollo spazioCinema dal 7 al 10 maggio, è di nuovo
tempo di bilanci.

Si è
parlato di Festival della crisi (conseguenza dello sciopero
degli sceneggiatori e dell’austerity), e la recessione economica
è stata appunto uno dei temi attorno ai quali si è sviluppata la
manifestazione, assieme alla serialità post-Obama, affrontata
nel dibattito “Sono più di sinistra i reality show o i
telefilm?”, e la moda dei tatuaggi (con le serie
Miami Ink e
LA Ink e l’intervento di VIP tatuati). Le discussioni sono state
come sempre molto seguite, ma a suscitare il maggiore entusiasmo
sono stati gli incontri con gli attori. Quello con Laura
Esquivel, piccola protagonista de
Il mondo di Patty, ha
attirato una folla inaspettata di bambine, tanto da determinare
lo slittamento delle proiezioni in programma nella stessa sala
(prendendo in contropiede i fan di
Life, che di colpo si
sono ritrovati circondati da ragazzine). Pubblico più adulto per
Michael Weatherly (l’agente Tony DiNozzo in
NCIS e Solo Occhi in
Dark Angel), bello ed elegante in un completo grigio appena
comprato in città, un vero showman, oltre che un mattacchione,
che si è divertito a mettere in difficoltà l’interprete e a
scatenare l’ilarità generale con una raffica di lazzi e battute
improvvisate.
La proiezione e l’incontro con l’attrice
de Il mondo di Patty
sono avvenuti all’interno della nuova sezione Telefilm Kids, che
ha voluto omaggiare la serialità
per bambini, un settore in forte
espansione anche grazie al successo del merchandising (basti
pensare all’imperversante
Hannah Montana, la cui protagonista Miley Cyrus
ha ricevuto dall’Accademia dei
Telefilm il premio come “migliore attrice teen della TV”).
Rivolta invece a ragazzi più grandi, e a chi è rimasto giovane
dentro, la carrellata di teen drama di cui la manifestazione ha
presentato pilot e nuove stagioni, da
Gossip Girl (sempre
più simile a una soap opera), a
Vita segreta di una
teenager americana, dallo spensierato
Greek, ai nuovi
90210, sequel inutile
ma innocuo del classico
Beverly Hills 90210,
e
Privileged, simpatica
commedia in cui una giovane giornalista si vede “costretta” a
diventare tutor di due adolescenti ricche e viziate, con tanto
di superstipendio e vitto e alloggio in una villona di Palm
Beach.
Ma le più importanti anteprime presentate
al Festival sembrano segnare un ritorno del misterioso e del
soprannaturale,
dopo
anni di indagini fredde e scientifiche alla
CSI. Le più seguite
sono state il poliziesco
The Mentalist e il medico
Mental che, oltre al
titolo, hanno in comune un protagonista bello, simpatico,
intuitivo e dal passato tormentato. Nel primo, Simon Baker (già
visto in The Guardian
e Il diavolo veste Prada), interpreta Patrick Jane, un ex-sedicente
sensitivo che ha perso la famiglia per aver provocato un serial
killer, e ora, in qualità di consulente, mette il suo talento di
profiler al servizio del fittizio California Bureau of
Investigation. In Mental, invece, Chris Vance (Prison
Break) è Jack Gallagher, uno psichiatra inglese chiamato a
dirigere una clinica di Los Angeles. Dotato della strana abilità
di vedere la realtà attraverso gli occhi dei suoi pazienti,
suscita
malumori con i suoi metodi poco ortodossi (ad esempio, appena
arrivato si denuda per rassicurare un malato in piena crisi). In
entrambe le serie, il protagonista è affiancato da valide spalle
femminili: nel primo recita Robin Tunney
(Prison
Break), nel secondo Annabella
Sciorra (I Soprano) e
Jacqueline McKenzie
(4.400). A queste due nuove serie, possiamo accomunare per
certi aspetti Fringe di J.J.
Abrams (già autore di Alias, Lost e dell’ultimo Star
Trek cinematografico), di cui la manifestazione ha
presentato due episodi, una specie di
X-Files in cui una
squadra di agenti dell’FBI indaga sullo ‘schema’, ovvero una
serie di strani eventi concatenati, appartenenti all’ambito
della fringe science, le pseudoscienze, fenomeni che la scienza
ufficiale non riesce a spiegare. Nella sfera del fantastico
rientra anche il vampiresco
True Blood, la serie
tratta dai romanzi di Charlaine Harris e creata da Alan Ball,
che con morti e bare aveva già avuto a che fare in
Six Feet Under. L’invenzione di un sangue sintetico che soddisfa i
bisogni dei vampiri permette alle creature della notte di uscire
allo scoperto, ma il pregiudizio è sempre in agguato. La serie è
ambientata a Bon Temps, una pittoresca cittadina della Louisiana
(la Rice insegna), in cui si stabilisce l’affascinante Bill
Compton, ultimo erede, immortale, di una famiglia del posto.
Una
cameriera che ha il potere di sentire i pensieri della gente, ma
non i suoi, se ne innamora.
Parallelamente alla vicenda
sentimentale, si sviluppa una trama gialla, costruita attorno a
una misteriosa serie di omicidi. La serie è molto meno patinata
rispetto alla solita produzione televisiva sull’argomento. E’
cruda, esplicita, a volte perfino un po’ trash, ma proprio per
questo più interessante e suggestiva. Anna Paquin alleggerisce
notevolmente il tono del racconto nella parte di Sookie,
l’innocente cameriera bionda tentata dall’oscurità. Peccato che
il Festival abbia presentato il terzo e il quarto episodio
anziché il pilot. Se dobbiamo fare un appunto agli organizzatori
è proprio quello di aver scelto apparentemente a caso puntate di
nuove stagioni e perfino di serie in anteprima. Solo
apparentemente, perché sorge il sospetto che si sia voluta
seguire la programmazione della TV a pagamento.
Purtroppo,
non tutti sono abbonati a Premium o a Sky, per cui avrebbe più
senso fare riferimento alla TV in chiaro. Un’altra
recriminazione che ci permettiamo di avanzare riguarda la
proiezione dell’ultimo film di
X-Files a tarda notte.
Non sarà un capolavoro, ma proprio per questo si sarebbe dovuto
evitare di dissuadere ulteriormente gli spettatori.
Un buon successo di pubblico ha avuto,
invece,
Redemption, il film TV
che precede la settima stagione di
24, una serie sempre avvincente e attenta a fotografare la realtà
del momento. Qui, Jack Bauer, ricercato dal governo americano
per maltrattamenti ai prigionieri,
è
impegnato a salvare un gruppo di bambini dai ribelli che
vogliono reclutarli nel loro esercito, mentre una donna
s’insedia per la prima volta alla Casa Bianca.
Un’altra serie già affermata, che ha fatto
registrare come al solito il pienone, è stata
Dr. House, con i nuovi episodi non ancora trasmessi da Canale 5. Lo
stesso dicasi di
Smallville, nonostante le puntate fossero in originale con
sottotitoli ed estrapolate dall’ultima parte dell’ottava
stagione, in linea con la programmazione di Steel. D’altra
parte, le nostre serie preferite, viste su grande schermo, fanno
tutto un altro effetto, soprattutto se di genere fantastico,
fantascientifico o horror, come
Supernatural,
approdato nella tarda serata di sabato, con due puntate
adattissime alla visione cinematografica, nella spaziosa sala
Gea. Solo un drive-in avrebbe potuto essere più azzeccato!
Fra le anteprime a cui abbiamo avuto
occasione di assistere, meritano una citazione
Swingtown, curiosa
serie sulla rivoluzione sociale e sessuale degli anni ’70, e
Leverage e
My Own Worst Enemy, che confermano l’attrazione magnetica esercitata
dai telefilm sui divi cinematografici degli anni ‘80, in questo
caso Timothy
Hutton e Christian Slater, che già
si
era concesso una sortita in
Alias (e che dire di Molly Ringwald, rispuntata a sorpresa
in Vita segreta di una
teenager americana, Anthony Michael Hall, protagonista di
The Dead Zone, e
dell’ormai ri-lanciatissimo Kiefer Sutherland?). La cosa più
impressionante è vedere gli ex-ragazzi irresistibili alle prese
con coniugi e figli.
Come sempre, il Telefilm Festival è stato
anche scenario di alcuni raduni di fan club. Quest’anno è
toccato agli appassionati di
Star Trek e di due
belle serie ingiustamente maltrattate dalla TV generalista,
Bones e Battlestar Galactica.
Ai trekkie era rivolta la caccia al tesoro di domenica, con
ricchi premi in palio: ai primi classificati, dvd rimasterizzati
e blu-ray
della serie classica.
Fra le iniziative di contorno della
manifestazione, lo stand di
Gossip Girl ha
incontrato il favore del pubblico femminile, che si è messo
volentieri in fila per farsi acconciare e truccare gratuitamente
nello stile dell’upper class newyorkese, come illustrato dal
serial di Josh Schwartz. Per un giorno, tutte hanno avuto la
possibilità di sentirsi un po’ Blair o Serena, a seconda dei
gusti, principessine trendy in un mondo dorato che, a quanto
sembra, della crisi non ha mai sentito parlare.
