Telefilm Festival 2009  
     
 
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Chiusi i battenti anche su questa edizione del Telefilm Festival, svoltasi all’Apollo spazioCinema dal 7 al 10 maggio, è di nuovo tempo di bilanci. Il film per la TV "Redemption" fa da collegamento tra la sesta e la settima stagione della celebre serie "24"

Si è parlato di Festival della crisi (conseguenza dello sciopero degli sceneggiatori e dell’austerity), e la recessione economica è stata appunto uno dei temi attorno ai quali si è sviluppata la manifestazione, assieme alla serialità post-Obama, affrontata nel dibattito “Sono più di sinistra i reality show o i telefilm?”, e la moda dei tatuaggi (con le serie Miami Ink e LA Ink e l’intervento di VIP tatuati). Le discussioni sono state come sempre molto seguite, ma a suscitare il maggiore entusiasmo sono stati gli incontri con gli attori. Quello con Laura Esquivel, piccola protagonista de Il mondo di Patty, ha attirato una folla inaspettata di bambine, tanto da determinare lo slittamento delle proiezioni in programma nella stessa sala (prendendo in contropiede i fan di Life, che di colpo si sono ritrovati circondati da ragazzine). Pubblico più adulto per Michael Weatherly (l’agente Tony DiNozzo in NCIS e Solo Occhi in Dark Angel), bello ed elegante in un completo grigio appena comprato in città, un vero showman, oltre che un mattacchione, che si è divertito a mettere in difficoltà l’interprete e a scatenare l’ilarità generale con una raffica di lazzi e battute improvvisate.

La proiezione e l’incontro con l’attrice de Il mondo di Patty sono avvenuti all’interno della nuova sezione Telefilm Kids, che ha voluto omaggiare la serialità  per bambini, un settore in forte espansione anche grazie al successo del merchandising (basti pensare all’imperversante Hannah Montana, la cui protagonista Miley Cyrus  ha ricevuto dall’Accademia dei Telefilm il premio come “migliore attrice teen della TV”). Rivolta invece a ragazzi più grandi, e a chi è rimasto giovane dentro, la carrellata di teen drama di cui la manifestazione ha presentato pilot e nuove stagioni, da Gossip Girl (sempre più simile a una soap opera), a Vita segreta di una teenager americana, dallo spensierato Greek, ai nuovi 90210, sequel inutile ma innocuo del classico Beverly Hills 90210,  e  Privileged, simpatica commedia in cui una giovane giornalista si vede “costretta” a diventare tutor di due adolescenti ricche e viziate, con tanto di superstipendio e vitto e alloggio in una villona di Palm Beach.

Ma le più importanti anteprime presentate al Festival sembrano segnare un ritorno del misterioso e del soprannaturale, Simon Baker, protagonista di "The Mentalist"dopo anni di indagini fredde e scientifiche alla CSI. Le più seguite sono state il poliziesco The Mentalist e il medico Mental che, oltre al titolo, hanno in comune un protagonista bello, simpatico, intuitivo e dal passato tormentato. Nel primo, Simon Baker (già visto in The Guardian e Il diavolo veste Prada), interpreta Patrick Jane, un ex-sedicente sensitivo che ha perso la famiglia per aver provocato un serial killer, e ora, in qualità di consulente, mette il suo talento di profiler al servizio del fittizio California Bureau of Investigation. In Mental, invece, Chris Vance (Prison Break) è Jack Gallagher, uno psichiatra inglese chiamato a dirigere una clinica di Los Angeles. Dotato della strana abilità di vedere la realtà attraverso gli occhi dei suoi pazienti,  suscita malumori con i suoi metodi poco ortodossi (ad esempio, appena arrivato si denuda per rassicurare un malato in piena crisi). In entrambe le serie, il protagonista è affiancato da valide spalle femminili: nel primo recita Robin Tunney (Prison Break), nel secondo Annabella Sciorra (I Soprano) e Jacqueline McKenzie (4.400). A queste due nuove serie, possiamo accomunare per certi aspetti Fringe di J.J. Abrams (già autore di Alias, Lost e dell’ultimo Star Trek cinematografico), di cui la manifestazione ha presentato due episodi, una specie di X-Files in cui una squadra di agenti dell’FBI indaga sullo ‘schema’, ovvero una serie di strani eventi concatenati, appartenenti all’ambito della fringe science, le pseudoscienze, fenomeni che la scienza ufficiale non riesce a spiegare. Nella sfera del fantastico rientra anche il vampiresco True Blood, la serie tratta dai romanzi di Charlaine Harris e creata da Alan Ball, che con morti e bare aveva già avuto a che fare in Six Feet Under. L’invenzione di un sangue sintetico che soddisfa i bisogni dei vampiri permette alle creature della notte di uscire allo scoperto, ma il pregiudizio è sempre in agguato. La serie è ambientata a Bon Temps, una pittoresca cittadina della Louisiana (la Rice insegna), in cui si stabilisce l’affascinante Bill Compton, ultimo erede, immortale, di una famiglia del posto.  Una cameriera che ha il potere di sentire i pensieri della gente, ma non i suoi, se ne innamora.  Parallelamente alla vicenda sentimentale, si sviluppa una trama gialla, costruita attorno a una misteriosa serie di omicidi. La serie è molto meno patinata rispetto alla solita produzione televisiva sull’argomento. E’ cruda, esplicita, a volte perfino un po’ trash, ma proprio per questo più interessante e suggestiva. Anna Paquin alleggerisce notevolmente il tono del racconto nella parte di Sookie, l’innocente cameriera bionda tentata dall’oscurità. Peccato che il Festival abbia presentato il terzo e il quarto episodio anziché il pilot. Se dobbiamo fare un appunto agli organizzatori è proprio quello di aver scelto apparentemente a caso puntate di nuove stagioni e perfino di serie in anteprima. Solo apparentemente, perché sorge il sospetto che si sia voluta seguire la programmazione della TV a pagamento. La locandina di "True Blood" col premio oscar Anna PaquinPurtroppo, non tutti sono abbonati a Premium o a Sky, per cui avrebbe più senso fare riferimento alla TV in chiaro. Un’altra recriminazione che ci permettiamo di avanzare riguarda la proiezione dell’ultimo film di X-Files a tarda notte. Non sarà un capolavoro, ma proprio per questo si sarebbe dovuto evitare di dissuadere ulteriormente gli spettatori.

Un buon successo di pubblico ha avuto, invece,  Redemption, il film TV che precede la settima stagione di 24, una serie sempre avvincente e attenta a fotografare la realtà del momento. Qui, Jack Bauer, ricercato dal governo americano per maltrattamenti ai prigionieri,  è impegnato a salvare un gruppo di bambini dai ribelli che vogliono reclutarli nel loro esercito, mentre una donna s’insedia per la prima volta alla Casa Bianca.

Un’altra serie già affermata, che ha fatto registrare come al solito il pienone, è stata Dr. House, con i nuovi episodi non ancora trasmessi da Canale 5. Lo stesso dicasi di Smallville, nonostante le puntate fossero in originale con sottotitoli ed estrapolate dall’ultima parte dell’ottava stagione, in linea con la programmazione di Steel. D’altra parte, le nostre serie preferite, viste su grande schermo, fanno tutto un altro effetto, soprattutto se di genere fantastico, fantascientifico o horror, come Supernatural, approdato nella tarda serata di sabato, con due puntate adattissime alla visione cinematografica, nella spaziosa sala Gea. Solo un drive-in avrebbe potuto essere più azzeccato!

Fra le anteprime a cui abbiamo avuto occasione di assistere, meritano una citazione Swingtown, curiosa serie sulla rivoluzione sociale e sessuale degli anni ’70, e Leverage e My Own Worst Enemy, che confermano l’attrazione magnetica esercitata dai telefilm sui divi cinematografici degli anni ‘80, in questo caso Timothy  Hutton e Christian Slater, che già  si era concesso una sortita in Alias (e che dire di Molly Ringwald, rispuntata a sorpresa in Vita segreta di una teenager americana, Anthony Michael Hall, protagonista di The Dead Zone, e dell’ormai ri-lanciatissimo Kiefer Sutherland?). La cosa più impressionante è vedere gli ex-ragazzi irresistibili alle prese con coniugi e figli.

Come sempre, il Telefilm Festival è stato anche scenario di alcuni raduni di fan club. Quest’anno è toccato agli appassionati di Star Trek e di due belle serie ingiustamente maltrattate dalla TV generalista, Bones e Battlestar Galactica. Ai trekkie era rivolta la caccia al tesoro di domenica, con ricchi premi in palio: ai primi classificati, dvd rimasterizzati e blu-ray  della serie classica.

Fra le iniziative di contorno della manifestazione, lo stand di Gossip Girl ha incontrato il favore del pubblico femminile, che si è messo volentieri in fila per farsi acconciare e truccare gratuitamente nello stile dell’upper class newyorkese, come illustrato dal serial di Josh Schwartz. Per un giorno, tutte hanno avuto la possibilità di sentirsi un po’ Blair o Serena, a seconda dei gusti, principessine trendy in un mondo dorato che, a quanto sembra, della crisi non ha mai sentito parlare.

 

L'autrice sembra a suo agio nella cornice di "Gossip Girl"