
Anche quest’anno, riemergiamo con soddisfazione dal Telefilm Festival,
maratona di proiezioni, dibattiti, incontri sul nostro genere di
fiction preferito (a parte i libri, ovviamente: si può sapere
perché la kermesse milanese deve sempre sovrapporsi alla Fiera
del Libro di Torino? Non regge molto, ci sembra, la spiegazione
secondo la quale le due manifestazioni si rivolgono a target
differenti: questo accanimento deve pur avere una ragione! E
comunque, per quanto ci riguarda, la scelta è difficile ma la
decisione, finché si può, scontata: viva il Festival!).
Ancora una volta, notiamo con piacere e meraviglia i passi da gigante
compiuti dal timido esordio di sei anni fa all’Arcobaleno Film
Center di Milano, nel pieno di un’estate particolarmente afosa.
Disorganizzazione e prezzi esorbitanti ci erano parsi
sopportabili solo grazie al refrigerio assicurato dall’aria
condizionata. Eppure, c’era anche la gioia di vedere
riconosciute finalmente l’importanza e il valore delle serie TV,
sia come prodotto in sé che per il ruolo rivestito nella cultura
popolare e nel cuore dei telespettatori.
Tre
sono i temi attorno ai quali si è sviluppata questa edizione del
Telefilm Festival. Innanzitutto, il sesso, argomento non più
tabù, anzi, spesso ostentato e studiato nei suoi aspetti più
singolari, perversi e scabrosi, dalle varie esperienze
raccontate con occhio quasi clinico dalla giornalista Carrie in
Sex & the City e dalla
squillo Belle nel britannico
Secret Diary of a Call
Girl, agli sfrenati e disperati amplessi del dott. Christian
Troy in Nip/Tuck e
dello scrittore in crisi Hank (interpretato dal redivivo e
sempre bravo David Duchovny di
X-Files) in
Californication. In effetti, lo scopo principale del sesso nei
serial anglofoni sembra essere quello di denudare il corpo per
mettere a nudo l’anima, e non di rado appare come un’inutile e
dannosa fuga dalla realtà (basti pensare alla bellissima scena
finale della puntata di
Nip/Tuck proiettata al Festival, la seconda della quinta
stagione: dice tutto lo sguardo vuoto e sperduto del dottor
Troy, reduce da un’orgia con due perfette sosia di Marilyn
Monroe che, senza veli, ancora strette a lui sul letto,
sussurrano dolcemente “I Wanna Be Loved By You”). Dagli eccessi
alla negazione vera e propria del sesso, il rapporto più sano e
invidiabile, paradossalmente, finisce per essere quello fra il
pasticciere Ned e il suo amore d’infanzia Chuck nel surreale
Pushing Daisies, forse la proposta più interessante della
manifestazione (privo di
vere e proprie novità sensazionali come erano stati
Dirt e soprattutto
Dexter nella scorsa
edizione), una specie di
Il fantastico mondo di Amelie in versione serial, con in più
una spruzzata di soprannaturale e di detective story. Ned,
dotato della capacità di riportare in vita i cadaveri con il
tocco della mano, a patto di non toccarli più (nel qual caso,
muoiono di nuovo),
resuscita l’amica, vittima di un omicidio: da questo momento i
due sono costretti a vivere una tenera storia d’amore a distanza
di sicurezza.
Altri temi affrontati in questa edizione del Festival: telefilm e musica,
con dibattito e una serie di concerti nella piazza fuori dal
cinema, e i
teen-cult, compresi H20 e Gossip Girl (una
specie di
O.C. trasferito nel mondo dell’upper class
newyorkese), le serie di cui sono protagonisti gli ospiti
internazionali di quest’anno, sconosciuti ai più (giornalisti
compresi), ma accolti comunque con grande entusiasmo. Le
sirenette australiane di
H20 sono state infatti festeggiate da un’orda di bambini
scatenati, mentre i bellissimi Chace Crawford e Leighton Meester
hanno attirato una folla di ragazzine adoranti, rivelandosi a
sorpresa idoli degli adolescenti degni del Ben McKenzie di
O.C., capace di
suscitare nel 2006 una vera ondata d’isteria collettiva tra i
fan e di catalizzare l’attenzione dei media. L’interesse attorno
ai protagonisti di Gossip Girl, che non è stato ancora trasmesso dalle reti in chiaro,
testimonia fra l’altro il successo del digitale terrestre e di
Internet come mezzi di fruizione del prodotto televisivo
seriale.
Fra le iniziative di contorno organizzate dal Festival, spicca la
presentazione all’Università Cattolica del libro di Leopoldo
Damerini (direttore della manifestazione assieme a Fabrizio
Margaria) e Chiara Poli La
vita è un telefilm, una raccolta di battute telefilmiche,
accompagnata dalla proiezione del pilota del remake di
Bionic Woman,
replicato al Festival prima dell’apparizione della protagonista
Michelle Ryan. Fra un telefilm e un dibattito, l’organizzazione
ha inoltre allietato i partecipanti con simpatiche trovate, come
la distribuzione di magnifiche fette di torta dopo la proiezione
di Pushing Daisies
(il cui protagonista è definito, appunto, un
fabbricatorte), e di lunch box contenenti arancini e cheesecake
prima dell’evento Soprano, senza contare la caccia al tesoro
(con quiz e corsa per le vie del centro) che ha permesso a
quindici fortunati fan di
Veronica Mars di aggiudicarsi maglietta e cappellino della
loro beniamina (si invoca, però, la presenza di almeno un
banchetto di gadget nelle prossime edizioni, in modo che sia
concesso a tutti di procurarsi i souvenir dei loro telefilm
preferiti). I tiratardi hanno trovato soddisfazione nella
maratona di Heroes (di
cui si sarebbe vista volentieri l’intera seconda stagione e non
solo le ultime quattro puntate) e in quella dei
Visitors (questa,
addirittura, fino alle 4.00 di notte). Ma, soprattutto,
anche quest’anno la multisala Apollo di Milano è stata luogo
d’incontro per nuovi e vecchi fan, e amici che non si sarebbero
mai conosciuti senza il Telefilm Festival. Nonostante le
continue esortazioni a spostare la manifestazione a Roma, ci
auguriamo che la kermesse resti nella sua sede naturale e,
naturalmente, le auguriamo lunga vita e prosperità!
