Telefilm Festival 2008

 

 
 
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Heroes

 

Anche quest’anno, riemergiamo con soddisfazione dal Telefilm Festival, maratona di proiezioni, dibattiti, incontri sul nostro genere di fiction preferito (a parte i libri, ovviamente: si può sapere perché la kermesse milanese deve sempre sovrapporsi alla Fiera del Libro di Torino? Non regge molto, ci sembra, la spiegazione secondo la quale le due manifestazioni si rivolgono a target differenti: questo accanimento deve pur avere una ragione! E comunque, per quanto ci riguarda, la scelta è difficile ma la decisione, finché si può, scontata: viva il Festival!).

Ancora una volta, notiamo con piacere e meraviglia i passi da gigante compiuti dal timido esordio di sei anni fa all’Arcobaleno Film Center di Milano, nel pieno di un’estate particolarmente afosa. Disorganizzazione e prezzi esorbitanti ci erano parsi sopportabili solo grazie al refrigerio assicurato dall’aria condizionata. Eppure, c’era anche la gioia di vedere riconosciute finalmente l’importanza e il valore delle serie TV, sia come prodotto in sé che per il ruolo rivestito nella cultura popolare e nel cuore dei telespettatori.

CalifornicationTre sono i temi attorno ai quali si è sviluppata questa edizione del Telefilm Festival. Innanzitutto, il sesso, argomento non più tabù, anzi, spesso ostentato e studiato nei suoi aspetti più singolari, perversi e scabrosi, dalle varie esperienze raccontate con occhio quasi clinico dalla giornalista Carrie in Sex & the City e dalla squillo Belle nel britannico Secret Diary of a Call Girl, agli sfrenati e disperati amplessi del dott. Christian Troy in Nip/Tuck e dello scrittore in crisi Hank (interpretato dal redivivo e sempre bravo David Duchovny di X-Files) in Californication. In effetti, lo scopo principale del sesso nei serial anglofoni sembra essere quello di denudare il corpo per mettere a nudo l’anima, e non di rado appare come un’inutile e dannosa fuga dalla realtà (basti pensare alla bellissima scena finale della puntata di Nip/Tuck proiettata al Festival, la seconda della quinta stagione: dice tutto lo sguardo vuoto e sperduto del dottor Troy, reduce da un’orgia con due perfette sosia di Marilyn Monroe che, senza veli, ancora strette a lui sul letto, sussurrano dolcemente “I Wanna Be Loved By You”). Dagli eccessi alla negazione vera e propria del sesso, il rapporto più sano e invidiabile, paradossalmente, finisce per essere quello fra il pasticciere Ned e il suo amore d’infanzia Chuck nel surreale Pushing Daisies, forse la proposta più interessante della manifestazione (privo di  vere e proprie novità sensazionali come erano stati Dirt e soprattutto Dexter nella scorsa edizione), una specie di Il fantastico mondo di Amelie in versione serial, con in più una spruzzata di soprannaturale e di detective story. Ned, dotato della capacità di riportare in vita i cadaveri con il tocco della mano, a patto di non toccarli più (nel qual caso, muoiono di nuovo),Pushing Daisies resuscita l’amica, vittima di un omicidio: da questo momento i due sono costretti a vivere una tenera storia d’amore a distanza di sicurezza.

Altri temi affrontati in questa edizione del Festival: telefilm e musica, con dibattito e una serie di concerti nella piazza fuori dal cinema,  e i teen-cult, compresi H20 e Gossip Girl (una specie di  O.C. trasferito nel mondo dell’upper class newyorkese), le serie di cui sono protagonisti gli ospiti internazionali di quest’anno, sconosciuti ai più (giornalisti compresi), ma accolti comunque con grande entusiasmo. Le sirenette australiane di H20 sono state infatti festeggiate da un’orda di bambini scatenati, mentre i bellissimi Chace Crawford e Leighton Meester hanno attirato una folla di ragazzine adoranti, rivelandosi a sorpresa idoli degli adolescenti degni del Ben McKenzie di O.C., capace di suscitare nel 2006 una vera ondata d’isteria collettiva tra i fan e di catalizzare l’attenzione dei media. L’interesse attorno ai protagonisti di Gossip Girl, che non è stato ancora trasmesso dalle reti in chiaro, testimonia fra l’altro il successo del digitale terrestre e di Internet come mezzi di fruizione del prodotto televisivo seriale.

Fra le iniziative di contorno organizzate dal Festival, spicca la presentazione all’Università Cattolica del libro di Leopoldo Damerini (direttore della manifestazione assieme a Fabrizio Margaria) e Chiara Poli La vita è un telefilm, una raccolta di battute telefilmiche, accompagnata dalla proiezione del pilota del remake di Bionic Woman, replicato al Festival prima dell’apparizione della protagonista Michelle Ryan. Fra un telefilm e un dibattito, l’organizzazione ha inoltre allietato i partecipanti con simpatiche trovate, come la distribuzione di magnifiche fette di torta dopo la proiezione di Pushing Daisies  (il cui protagonista è definito, appunto, un fabbricatorte), e di lunch box contenenti arancini e cheesecake prima dell’evento Soprano, senza contare la caccia al tesoro (con quiz e corsa per le vie del centro) che ha permesso a quindici fortunati fan di Veronica Mars di aggiudicarsi maglietta e cappellino della loro beniamina (si invoca, però, la presenza di almeno un banchetto di gadget nelle prossime edizioni, in modo che sia concesso a tutti di procurarsi i souvenir dei loro telefilm preferiti). I tiratardi hanno trovato soddisfazione nella maratona di Heroes (di cui si sarebbe vista volentieri l’intera seconda stagione e non solo le ultime quattro puntate) e in quella dei Visitors (questa, addirittura, fino alle 4.00 di notte). Ma, soprattutto, anche quest’anno la multisala Apollo di Milano è stata luogo d’incontro per nuovi e vecchi fan, e amici che non si sarebbero mai conosciuti senza il Telefilm Festival. Nonostante le continue esortazioni a spostare la manifestazione a Roma, ci auguriamo che la kermesse resti nella sua sede naturale e, naturalmente, le auguriamo lunga vita e prosperità!

 

Gossip Girl