Uno degli eventi più attesi della manifestazione Immaginaria è
sempre l'incontro con l'ospite d'onore, che quest'anno è stato
l'attore americano Ed Bishop, famoso soprattutto per aver
interpretato il Comandante Straker nella serie di fantascienza
UFO. Occhiali neri, vistosa camicia fantasia, capelli
biondo scuro, viso segnato dal tempo e straordinariamente
inglese, come se avesse assorbito col passare degli anni i
tratti somatici comuni nella sua terra d'adozione, a prima vista
Bishop non assomiglia molto all'inappuntabile uomo di ghiaccio
della serie anni '70.
La prima domanda che gli rivolgo, quando ci presentano in una
saletta privata, è: "Please, may I see your eyes?" Bishop
sorride e solleva gli occhiali. Ed eccoli, gli inconfondibili
occhi azzurri. Basta questo per fugare ogni dubbio: quest'uomo,
trent'anni fa, è stato il Comandante Straker, baluardo a
difesa dell'umanità contro l'invasione aliena immaginata da
Gerry Anderson.
Lo prego di essere comprensivo, perché è la prima volta che mi
cimento nel triplice ruolo di chaperon, interprete e conduttrice
di conferenza stampa. Precauzione inutile. Gentile,
disponibilissimo (scambia una parola con tutti, si fa
fotografare stoicamente fino a esaurimento rullini, autografa di
tutto, dai libri ai modellini, dai manifesti stile lenzuolo ai
cinturini d'orologio), Bishop conquista subito sia me che il
pubblico, costituito in prevalenza da giovani sui trent'anni
(fra i quali diversi membri dell'"Italian Section of SHADO") ma
anche, abbastanza sorprendentemente, da alcuni ventenni genere
metallaro perfino più emozionati degli altri.
La conferenza è il clou della giornata. Bishop cattura i fan
con una coinvolgente full immersion nel mondo di UFO.
D:
Come si è trovato coinvolto nella realizzazione della serie e
come ha ottenuto il ruolo del Comandante Straker?
R:
Avevo già lavorato per Gerry Anderson, il creatore di UFO.
Avevo dato la voce al capitano Blue, un personaggio della sua
serie a pupazzi animati Captain Scarlett. Poi avevo girato
con lui un film di fantascienza, "Doppia immagine nello
spazio". Così ho ottenuto il ruolo.
D:
Gli attori avevano qualche influenza sulla realizzazione
delle sceneggiature?
R:
No.
Il pubblico ride.
D:
Parliamo di Straker. Che cosa le piaceva del suo personaggio?
R:
Il lato del personaggio che preferivo era la sua dedizione al
dovere. Mi piaceva interpretarlo, quand'era così rigido e
deciso.
D:
C'era qualcosa di lei nel personaggio?
R:
No.
Altre risate del pubblico.
R:
Era per questo che mi piaceva interpretarlo. Perché potevo
essere nella serie quello che non ero nella realtà. Nella vita
sono un indeciso, mentre Straker va dritto al punto, senza
incertezze.
D:
Ha avuto modelli ai quali si è ispirato per la caratterizzazione
del personaggio?
R:
Sì. Avevo visto un documentario su due uomini che vivevano in
bunker sotterranei in America e avevano l'incarico di premere i
bottoni per il lancio dei missili nucleari, in caso di una
guerra con l'URSS. Erano giovani e belli, non sapevano quale
fosse l'obiettivo dei missili, ma solo che se avessero
premuto un pulsante avrebbero causato la morte di milioni di
persone, eppure erano pronti a farlo se avessero ricevuto
l'ordine. Ne rimasi impressionato, ma penso che Straker fosse
così.
D:
C'è una direzione in cui le sarebbe piaciuto portare il
personaggio, senza poi riuscirci, per una ragione o per l'altra?
R: Direi di no. Quello che non mi è piaciuto è che abbiano
voluto introdurre nella serie la storia del matrimonio e del
figlio di Straker. Faceva troppo soap opera, era sentimentale.
D:
Ma approfondiva il personaggio.
R:
Certo, però UFO era un'altra cosa, doveva parlare di
alieni, non d'amore.
D:
Com'erano i suoi rapporti con i colleghi, sul set e fuori dal
set?
R: Buoni. È ovvio che quando hai a che fare con un centinaio di
persone, i membri della troupe, possono sorgere delle
incomprensioni, ma con i membri del cast non ho mai avuto
problemi, sul lavoro. Fuori dal set però non ci siamo mai
frequentati.
D:
E Gerry Anderson?
R:
Con lui sono sempre stato in ottimi rapporti. Anzi, porto
ancora l'orologio che mi ha regalato ai tempi delle riprese (lo
mostra, ndr). È quello che portavo sul set. Quando non sai cosa
fare in una scena, guardalo, diceva. Entro un paio di settimane
potrei riprendere a lavorare con Gerry a una nuova serie
computerizzata di Capitan Scarlett. Aspettiamo la
decisione della compagnia televisiva.
D:
Ha dei ricordi particolari o divertenti legati alla serie?
R:
Lavoravamo duramente per realizzare UFO, non c'era tempo
per rilassarsi. E il mio personaggio era molto serio, per cui
cercavo di mantenermi il più possibile concentrato. Lo
spiritoso della compagnia era George Sewell, l'interprete di
Alec Freeman, ma in generale si lavorava molto e si scherzava
poco.
D:
È soddisfatto del risultato finale della serie?
R: Mezzo e mezzo (in italiano, ndr). Qualche episodio era
molto buono, ad esempio Timelash (giunto in Italia nella
versione tagliata montata nel film UFO: Allarme rosso -
Attacco alla Terra, ndr), Sul fondo, Riflessi nell'acqua,
Confetti check a-ok (in italiano nella versione tagliata del
film UFO: Distruggete Base Luna, ndr), ma alcuni erano
molto lenti, e questo dipendeva dai dialoghi, dalle
sceneggiature. A volte gli spettatori indovinavano la
soluzione delle trame prima dei personaggi.
D:
Che cosa rendeva comunque UFO così speciale?
R:
La prima cosa ovviamente erano gli effetti speciali, i
sottomarini... E penso anche che precorresse i tempi, con i
telefoni portatili, gli sportelli delle macchine ad apertura
automatica verticale... E poi c'erano le scenografie, il look:
le parrucche, le auto, i vestiti, e tutto questo si doveva a
Sylvia Anderson (la moglie di Gerry, ndr), che aveva molto
occhio per queste cose.
D:
Le è mai stato chiesto di apparire ancora nelle vesti di
Straker in una serie o in un film?
R:
Venticinque anni fa ero a Los Angeles e il mio agente mi
chiese se mi sarebbe piaciuto interpretare Straker in un film
pornografico, con tutto quanto: le belle ragazze, le
parrucche...
D:
Solo le parrucche.
Bishop ride.
R:
Solo le parrucche. Mi avrebbero dato un sacco di soldi, ma ho
rifiutato. Comunque è stata l'unica proposta concreta che abbia
ricevuto. Per il resto, si è parlato di fare un'altra serie, in
Australia. Ci sono state molte voci, ma niente di più.
D:
Per molta gente UFO significa Straker. Era un personaggio
molto carismatico, e in pratica è diventato il marchio di
fabbrica della serie. Questo ha avuto qualche effetto sulla sua
carriera?
R:
Sì, ovviamente sì, anche se non saprei dire se positivo o
negativo. Ho lavorato molto, a teatro, in tv, al cinema, ma
questo è il ruolo a cui sono più affezionato, perché è stata
la cosa più grossa che abbia fatto, ma davvero non so se mi
abbia aiutato o penalizzato.
D:
Com'è il suo rapporto con i fan?
R:
Meraviglioso. UFO è un piccolo oggetto di culto e ha
sempre avuto i suoi appassionati. Mi piace incontrare i fan
della serie e non ho mai avuto problemi con loro.
D:
Cosa ne pensa della fantascienza contemporanea, paragonata in
particolare allo stile degli anni '70?
R:
Oggigiorno, la fantascienza è meravigliosa, perché si può fare
tanto di più grazie ai computer, agli effetti digitali, e le
sceneggiature sono più intelligenti. Però bisogna ricordare
che sono state serie come UFO o Star Trek ad
aprire la strada, a svolgere un ruolo pionieristico negli anni
'70.
D:
Lei ha interpretato alla radio il detective Elijah Bailey nel
classico di Isaac Asimov Abissi d'acciaio. Com'è stata
questa esperienza?
R:
Isaac Asimov è uno dei miei autori preferiti, e penso che la
radio sia perfetta per la fantascienza, perché lascia campo
libero all'immaginazione.
D:
Se dovesse rifare tutto da capo, accetterebbe ancora di
interpretare Straker?
R:
È una domanda molto difficile, ma tutto considerato la risposta
sarebbe: sì. Ho incontrato molta gente simpatica, come Paolo
(Malaguti, il capo dell'Italian Section of SHADO, ndr) e tante
altre persone in tutto il mondo, alle diverse convention. È
molto confortante e lusinghiero, per un attore, vedere che la
gente ha apprezzato il suo lavoro. Ho una figlia che fa la
poliziotta e nessuno va mai a dirle: "Ben fatto!", eppure
probabilmente poliziotti e medici fanno spesso qualcosa di più
degli attori.
Viene il turno del pubblico di fare qualche domanda. Fra le
più interessanti:
D:
Lei è americano. Perché lavora così spesso in Inghilterra?
R:
Ero andato in Inghilterra per studiare recitazione, poi ho
cominciato ad ottenere dei ruoli, mi sono sposato, ho avuto
quattro figli, e ho continuato a ricevere proposte e a lavorare,
tutto qui. Una volta, all'ambasciata americana, mi hanno chiesto
perché non me ne tornavo a casa. Ho risposto che in America non
hanno bisogno di un altro attore disoccupato, ce ne sono già
abbastanza.
D:
I produttori si aspettavano tutto questo successo?
R:
Anzi, se ne aspettavano di più.
D:
Ha mai visto Spazio: 1999,
l'altra creatura di Gerry Anderson? Le sarebbe piaciuto
interpretare il Comandante Koenig?
R:
In realtà, alcune delle sceneggiature erano state scritte
originariamente per UFO ma, quando la serie venne
cancellata, furono modificate per Spazio: 1999.
Ovviamente ho visto Spazio: 1999, e ritengo che sia
molto buono, nel complesso un po’ meglio di UFO, grazie
all'esperienza che avevamo fatto. Comunque, non mi sarebbe
piaciuto interpretare Koenig.
D:
Ci può dire qualcosa del rapporto di Straker con le colleghe
donne?
R:
Quando George Sewell decise di lasciare la serie, fui io a
proporre di prendere una donna come Numero
Due di Straker, ed
è così che Wanda Ventham entrò nel cast. Fino a quel momento
nella serie non c'erano state molte donne, soprattutto in
posizioni di comando. Virginia Lake rappresentava qualcosa di
nuovo, anche considerato che in quel periodo le donne avevano
un ruolo più che altro decorativo, in tv. Lei invece era un
colonnello, e questo era interessante. Quanto all'amore, ho
sempre pensato che il rapporto di Straker con le donne
assomigliasse un po’ a quello fra Stanlio e Ollio. Li vedi a
letto assieme, ma non ti verrebbe mai in mente niente di
sessuale o cose del genere. (Ride.)
D:
In Italia la serie è stata trasmessa in un orario per bambini.
Qual era la vera intenzione di Gerry Anderson? Aveva in mente un
programma per adulti o per bambini?
R:
L'intenzione era quella di realizzare un programma per adulti,
perché Gerry voleva distaccarsi da quello che aveva fatto
fino a quel momento, pupazzi animati per bambini, e dedicarsi
a qualcosa di più serio e drammatico. Purtroppo, non ci è
riuscito. È rimasto sul confine fra il prodotto per adulti e il
prodotto per bambini. Infatti è stato trasmesso quasi ovunque in
un orario per bambini, anche se a New York è andato in onda
il sabato fra le 19.00 e le 20.00, quindi in prima serata.
Dopo la conferenza, Bishop si concede un momento di relax,
mescolandosi, del tutto inosservato, alla folla di giovani
partecipanti alla kermesse di giochi di ruolo. È curioso,
affascinato dai duellanti in costume d'epoca e dalle miniature
del concorso di pittura. Poi si unisce nuovamente ai fan per la
sessione ufficiale di foto e autografi, al termine della quale
giunge il momento della separazione. Mi ringrazia, mi fa i
complimenti e mi saluta con due baci sulle guance. Grazie a
lui, è stata una giornata speciale per tutti, e una grande prima
volta per me.