Indice  
  Spoiler: Buffy, tutte le stagioni. Angel, “L’anello di Amarra”, stagione I, “La ragazza in questione”, stagione V.
Pairing: da scoprire.
Rating: G.
Category: Romance, Angst.
Summary: il vero amore sopravvive a tutto, anche alla morte.
Note: sono onorata di essere entrata a far parte con questa fanfiction del BTVS/ATS Archivio Italia, ovvero l’archivio italiano di racconti ambientati nell’universo di Buffy ed Angel, a cui questo sito è stato linkato. Ho avuto la fortuna di pubblicare storie completamente mie, creando un personaggio “seriale” come Il Sicario e cimentandomi con il tema vampiresco nella saga fantasy degli Eldowin, ma giocare con i personaggi dei telefilm che amo non mi ha procurato meno piacere né minori soddisfazioni. Non si riceve mai un riscontro così immediato dai lettori come quando si posta una fanfic su Internet, ed è sempre una gioia riceverlo, anche quando si scrive usando un nickname.
Feedback: mi contraddirei se dicessi che non lo apprezzo. Potete inviare i vostri commenti all’indirizzo segnalato nella sezione Contatti di questo sito.
 
     

Sempre con te

Il suono del campanello spezzò il silenzio.
Era lui. Era arrivato. Anne lo sentiva. Avrebbe voluto correre ad aprire, ma ovviamente lasciò che ci pensasse sua sorella. Ormai era lei che si occupava di tutto, in casa.
Anne  sentì  il rumore attutito sulle  scale.  Erano sempre stati lievi i suoi passi. Anne ricordò con affetto il  tempo in cui lui spuntava all’improvviso da dietro un albero, o le si materializzava alle spalle in silenzio. Sempre con quell’aria  malinconica, cupa, stranamente impacciata per un uomo del suo aspetto  e della  sua esperienza. E lui di esperienze ne aveva avute  molte,  come Anne aveva scoperto in seguito.
La porta della camera da letto si aprì e l’alta figura si stagliò sulla soglia, contro la luce del corridoio.
“Anne.” La sua voce era gentile, sommessa, la stessa di quando l’aveva incontrato per la prima volta.
“Non sto dormendo,” lo tranquillizzò lei. Era felice che fosse salito da solo, che sua sorella avesse ritenuto opportuno concedere loro un po’ di intimità. Era sempre così nervosa, ultimamente...  Lei aveva tentato di rassicurarla. Le aveva detto che c’era già  passata,  che  non aveva paura, ma le sue parole  avevano  soltanto suscitato ulteriore agitazione.
Lui  si  sedette sul bordo del letto, le prese la mano.  Era sempre  bello, con quei capelli neri e quell’aria tenebrosa che  lo abbandonava  così di rado. Il viso era un po’ smunto. Le  ricordava com’era stato un tempo.
“Ti trovo sciupato,” gli disse, in tono leggero.
Scorse il suo sorriso, nella penombra.
“Grazie. Quello che mi è sempre piaciuto di te è che sai come tirare su le persone.”
“E’  quello che ho appena fatto, no?” Anne tacque un  istante. “Non devi essere triste,” lo esortò, tornando seria.
“Come faccio a non esserlo?”
“Io starò bene,” gli assicurò lei. “Lo so.”
Lui  annuì, ma i suoi bei lineamenti si tesero, e la voce  gli si spezzò, mentre mormorava: “Buffy...”
“Non chiamarmi così,” lo rimproverò lei, bonariamente. “Nessuno mi chiama più così.” Non sembrava appropriato per una donna della sua età. Per tutti era nonna Anne, o semplicemente Annie,  l’anziana signorina che preparava le torte per le vendite di beneficenza e raccontava ai bambini quelle spaventose, fantastiche storie di fantasmi  e demoni e vampiri e città scomparse e fanciulle dai  poteri  straordinari. C’era  da non crederci, a quanto in fretta fosse passato il  tempo. Settantacinque  anni. L’unica cacciatrice che  avesse  raggiunto quella veneranda età. Avrebbe dovuto essersene andata mezzo secolo prima.
“Per me sarai sempre Buffy,” sussurrò lui.
Lei sollevò la mano libera e gli accarezzò il volto.
“Adesso vorrei, vorrei...” fece lui, angosciato.
“Non dirlo.”
“Lo  so.  Ma non posso sopportare di lasciarti andare.  E  non posso dimenticare che tu l’hai fatto per me.”
“E’ diverso, lo sai perfettamente. Ti ho dato il mio sangue, e ti ho ridato la vita. Il tuo sangue me la toglierebbe. Sarebbe solo un tipo diverso di morte.” Sorrise, ironicamente. “E poi, non credi che  avremmo dovuto pensarci prima? Vuoi forse trasformarmi  in  un vecchio  demone con i capelli bianchi? Che ne sarebbe del mito del bel  vampiro  tenebroso  che  ti  dai  tanto  da  fare  a perpetuare?”
Lui  ricambiò il sorriso. Le strinse entrambe le mani.
“Abbiamo sprecato tanto tempo. Io ne avevo, ma tu… Volevo che avessi una vita diversa. Che potessi vivere l’amore come una persona normale, con un compagno umano. Se avessi saputo come sarebbe andata a finire…”
Lei scosse la testa, con un sospiro di falsa impazienza. “Sai bene che non sono mai stata una persona normale. Ti prego, non torniamo sull’argomento. Forse non avrebbe funzionato lo stesso. Non ero pronta.”
“Sì, però, intanto…”
Oh, Dio mio, era incredibile quanto potesse essere ancora testone e infantile… e adorabile con tutti quei secoli sulle spalle. “Non ero pronta per una storia importante” corresse in fretta, prima che lui potesse tirare in ballo di nuovo la faccenda dei biscotti e dell’Immortale e delle altre relazioni che aveva avuto per non sentirsi troppo sola, per non pensare, per sentirsi una donna come tutte le altre. “E poi ammettilo…” Gli rivolse un sorrisetto furbo, da ragazzina. “Avresti trovato comunque una scusa per andartene. Io ti rendevo felice, e tu hai sempre voluto soffrire.”
“Buffy!” esclamò lui, scandalizzato.
“Se no, perché avresti distrutto la gemma di Amarra? Ti avrebbe reso invulnerabile, ridato una vita normale. Avremmo potuto tornare insieme.”
“Io… Mi sarei trovato a combattere tutti i giorni per difenderlo dagli altri vampiri.”
“Il che avrebbe senz’altro sconvolto la tua vita, vero? La verità è che hai sempre pensato di dover soffrire, per poter rimediare al male che avevi fatto. Credevi che il tuo meglio non fosse mai abbastanza. Ma lo era. Per me lo era.”
Una fitta, e lei non riuscì a trattenere una smorfia.  
Lui le strinse la mano. “Buffy, manca ancora un mese al nostro appuntamento. Non  vorrai darmi buca, vero?” domandò in tono scherzoso, anche se il suo sguardo tradiva apprensione.
Il loro appuntamento. Già. Un giorno tutto per loro. Ogni  anno, da decenni, per non perdere il contatto, per mantenere vivo  il loro  amore. Sì. Era amore, lo era sempre stato, e lo sapevano  entrambi.  Non era mai stata una cotta adolescenziale, per  lei.  Una volta l’aveva ucciso per salvare il mondo, ma solo lei sapeva quanto le fosse costato. Non avrebbe mai voluto lasciarlo.  Non importava che non potesse averlo completamente.  Si sarebbe accontentata. Nessuna delle storie  che  aveva avuto in seguito, per quanto passionale, era stata importante  come quella. Lui le aveva rubato il cuore, e non gliel’aveva più restituito.
“Angel,” disse. Avvertì un’altra fitta, poi ogni dolore  scomparve. Allora  seppe. “Ti ho sempre amato,” sussurrò, con le forze che  le restavano.
“Buffy... Dawn! Presto!” fu l’ultima cosa che sentì. Non aveva paura.  Era già morta prima. Due volte. Non aveva ricordi  precisi, ma sapeva di essere stata bene. Una luce abbagliante apparve  sulla parete di fronte. E sua madre era lì, bella come l’ultima volta che l’aveva vista in vita.
“Buffy, tesoro,” la chiamò Joyce, allungando le braccia verso di lei.
Lei si sollevò, lasciandosi il corpo terreno alle spalle. E di colpo era di nuovo una ragazza. Di un’evanescenza e una  luminosità ultraterrene, ma pur sempre la piccola, esile, fresca ragazza bionda che era stata un tempo. Corrugò la fronte, confusa.
“Siamo come vuoi vederci, piccola mia,” le spiegò Joyce.
Serenamente, Buffy si mosse verso di lei. Ma si fermò. Il  suo pianto.  Il loro pianto. Si voltò. Angel era chino sul suo  corpo senza vita, il viso nascosto fra le mani. Dawn era appoggiata allo stipite della  porta, le labbra tremanti, i grandi occhi azzurri, sempre limpidi e  vivi  nonostante il passare del tempo, colmi di lacrime. Buffy guardò sua madre, con aria di scusa. Joyce annuì. La conosceva bene. Sapeva  che non poteva evitarlo. Dopotutto, non aveva mai abbandonato chi aveva bisogno di lei. Buffy tornò sui suoi passi. Quando Angel  alzò  la testa, asciugandosi gli occhi, lei si sporse verso di lui e lo  baciò.
“Sempre con te, amore mio,” sussurrò.
Lui sbatté le palpebre e si sfiorò le labbra con le dita, come se l’avesse sentita.
Buffy  ricordò una loro antica conversazione. Lui aveva tentato di dissuaderla dicendo che la loro non sarebbe stata una favola.
Quando io ti bacio, tu non ti svegli da un sonno profondo, e non c’è il lieto fine. “No, quando tu mi baci io vorrei morire,” aveva risposto lei.
Sorrise. Forse sarebbero stati più vicini in morte, di quanto non lo fossero stati in vita.