|
La canottiera di William Holden in Picnic, il taglio alla
maschietta e i fuseaux di Audrey Hepburn, gli stivali a coscia di
Pretty Woman, gli occhiali scuri e gli impermeabili di pelle di
Matrix… Il cinema ha sempre dettato la moda, nel bene e nel
male, per il volgere di un istante o per intere stagioni. Ma, se
questo è vero per le star del grande schermo, tanto più lo è per gli
eroi dei serial, questi film in miniatura che ci accompagnano per
mesi e anni della nostra vita, sempre più innovativi, sperimentali,
irriverenti (si pensi al surreale Six Feet Under,
all’adrenalinico 24, al trasgressivo Nip/Tuck, ai
virtuosismi stilistici e alla precisione scientifica di CSI),
sempre più stimolati dalla concorrenza dei reality show a farsi
interpreti di un tempo e di uno stile di vita ( i serial gay The
L Word e Queer As Folk, il preteso “documentarismo” di
Homicide, K Street, Sex & The City, Arrested Development, West Wing).
Sotto questo aspetto, la moda diventa uno degli elementi di
comunicazione più importanti, in un processo di contaminazione
continua e di influenza reciproca. I costumisti creano uno stile che
identifichi un personaggio, utilizzando capi e accessori presenti
sul mercato e, se questo personaggio si stacca dal gruppo e viene
identificato come modello, ecco che scatta il processo imitativo,
che coinvolge non solo il pubblico ma gli stessi stilisti, sempre
rapidi a cogliere le nuove tendenze. La moda, interpretando il
presente, ha bisogno di un contesto, della personificazione. A
colpire l’immaginazione del consumatore, quindi, più che una foto
asettica su una rivista di moda, sarà l’immagine di una star colta
nel suo vivere quotidiano, o il protagonista di un film o, meglio
ancora, qualcuno che entra nelle case della gente tutti i giorni o
quasi, come capita, appunto, all’eroe di un telefilm. I serial, come
si dice, creano “fidelizzazione” nello spettatore, che finisce per
affezionarsi o identificarsi con un certo personaggio, per farne
proprio lo stile o il linguaggio, possibilmente personalizzandolo e
adattandolo al contesto in cui vive. Il taglio ondeggiante e scalato
della ragazza-spot Farrah Fawcett delle Charlie’s Angels ha fatto
scuola negli anni ’70. E che dire di Starsky e Hutch, che
stanno tornando in auge proprio di recente grazie al film-omaggio
con Ben Stiller e Owen Wilson? Il look dei protagonisti, accanto
agli inseguimenti mozzafiato a piedi e a bordo della mitica Ford
Torino rossa con striscia bianca, caratterizzava il serial ed è
rimasto impresso nell’immaginario collettivo. Come dimenticare i
jeans a zampa d’elefante, le camicie colorate dal colletto maxi, i
giubbotti di pelle o stile college, il bellissimo cardigan color
panna con greca, le scarpe da ginnastica Adidas? Ancora oggi c’è chi
è disposto a spendere centinaia di euro pur di replicare per intero
l’abbigliamento dei suoi beniamini. Ma, senza giungere a questi
estremi, il vintage permette di giocare con accessori e piccoli
richiami d’epoca, che consentono di personalizzare e arricchire uno
stile senza farlo sembrare del tutto anacronistico. I jeans e le
scarpe stanno già vivendo un felice revival. Per chi invece vuole
celebrare il mito senza cedere all’imitazione, l’effigie stessa dei
due protagonisti è stata trasformata in una sorta di icona,
stampata su una collezione di felpe e T-shirt della linea
d’abbigliamento Pickwick. Ma il primo telefilm a imporre davvero una
tendenza è stato Miami Vice, in pieni anni Ottanta. Il
modello di stile è di nuovo un poliziotto, per quanto anomalo. Con
la scusa della copertura da infiltrato, il Sonny Crockett di Don
Johnson sfreccia per le strade di Miami a bordo di una Ferrari
Daytona, indossando orologi di marca e abiti firmati. Diventa un
must il suo stile informal-elegante, espadrillas ai piedi e
magliette (Fiorucci) portate sotto la giacca (Armani). Anche i
telefilm degli ultimi anni sono riusciti a creare piccoli fenomeni
di moda. Nel momento di maggior successo di X-Files si è
assistito a un moltiplicarsi esponenziale di caschetti rosso rame, e
perfino il classico tailleur, soprattutto nelle nuance del grigio e
del nero, ha conosciuto una nuova giovinezza. In Buffy, la
parola d’ordine è “riflettere ciò che i ragazzi indossano e
influenzare ciò che i ragazzi indossano”. La costumista Cynthia
Bergstrom studia riviste e passa al setaccio boutique e centri
commerciali, accogliendo anche i suggerimenti della protagonista
Sarah Michelle Gellar, grande appassionata di moda. La cacciatrice
di vampiri è, in fondo al cuore, una ragazza come tante, e dunque
sembra preoccuparsi di apparire trendy e carina quanto di prepararsi
all’arrivo dell’Apocalisse. Adolescente all’inizio del serial,
sfoggia una serie di abitini e minigonne spesso abbinati a stivali,
sia d’inverno che d’estate. Accessorio irrinunciabile l’elegante
ciondolo a forma di croce, in una vasta gamma di versioni, diventato
subito di tendenza. Con il passare del tempo, più matura e provata
dalle esperienze della vita, la nostra eroina opta per uno stile
semplice e comodo, jeans e pantaloni in genere, portati assieme a
dolcevita bianchi o neri o a top, maglie e camicette dai colori
prevalentemente pastello. Anche gli altri personaggi, evolvendosi,
cambiano stile. Da timida liceale tutta trecce, gonnelline e buffe
salopette, Willow si trasforma in una potente strega con i capelli
sparati e un guardaroba vagamente hippy. Restano invece fedeli a se
stessi i personaggi dark, dalla cacciatrice ribelle Faith, trash
nella profusione di pelle nera attillata, al vampiro ossigenato
Spike, emulo o, a quanto si scopre in seguito, addirittura
ispiratore di Billy Idol. Il grande amore di Buffy, il vampiro Angel,
tanto apprezzato dal pubblico da guadagnarsi la leadership dello
spin-off omonimo, impone uno stile dark-elegante da bel tenebroso,
severo e lineare, talvolta addolcito da camicie in tinta più calda o
da morbide maglie. A completare quello che dovrebbe essere, nelle
intenzioni della Bergstrom, un look europeo, quasi sacerdotale
eppure sexy, manca raramente il classico impermeabile di pelle o
cappotto nero. Angel tenta anche un rilancio della canottiera bianca
alla William Holden, indossata con disinvoltura sia nella splendida
puntata-flashback Are You Now Or Have You Ever Been?,
ambientata in pieno maccartismo, sia ai giorni nostri. Quando poi,
nella stagione finale di Angel, il protagonista è
costretto suo malgrado a prendere le redini di uno studio di
avvocati del diavolo (letteralmente), la costumista Shawna Trpcic
decide di adeguarne lo stile alla nuova posizione, rendendolo, nelle
sue stesse parole, più “costoso”. Così Angel comincia a vestire Paul
Smith, Prada e Dolce & Gabbana, non disdegnando a volte giacche e
completi da professionista in carriera al posto del solito soprabito
di pelle. Smallville è uno dei serial più seguiti dai giovani
ed evidentemente anche dalle case di moda. La bella protagonista
Lana Lang esibisce maglioni e magliette verde acido e rosa confetto,
ed ecco che le vetrine dei negozi di abbigliamento traboccano di
capi verde acido e rosa confetto. Nello stesso telefilm, il
carismatico Lex Luthor fa della sua strepitosa pelata un segno di
distinzione, sfoggiandola senza vergogna assieme ad auto di lusso,
belle donne e vestiti firmati. Di colpo, le strade si riempiono di
giovani e meno giovani che, dopo aver rinunciato ai pochi capelli
residui, ostentano una molto più sportiva rasatura radicale. Ma è in
Sex & The City che la moda si fa davvero co-protagonista. Le
quattro amiche ultratrentenni al centro dello show sono “fashion
victim” che si muovono fra boutique, vernissage, cocktail party e
club esclusivi, e che preferiscono fare la fame piuttosto che
rinunciare a un paio di scarpe o una borsa firmate. La costumista
Patricia Field crea gli accostamenti bizzarri che identificano il
personaggio della scrittrice Carrie, sceglie un look
invariabilmente sexy per la PR Samantha, più sobrio per la
gallerista Charlotte e l’avvocatessa Miranda. E’ anche grazie a lei
se lo stilista Narciso Rodriguez (che veste Carrie) si trasforma in
un’icona della moda e le scarpe dai tacchi altissimi di Manolo
Blahnik diventano veri e propri feticci (“Dammi le tue Manolo
Blahnik,” ordina un rapinatore a Carrie. “La prego, sono le mie
scarpe preferite. E’ stato un affare. Le ho prese a prezzo di costo
a una svendita”, replica la sfortunata vittima). Carrie arriva
a superare il suo terrore della passerella e a partecipare a una
sfilata di modelle e scrittori (cadendo rovinosamente) pur di
mettere le mani su un vestito di Dolce & Gabbana. Charlotte si
lascia palpare il piede da un commesso feticista in cambio di un
paio di costosi sandali firmati. Samantha spende 150 dollari per una
borsa falsa di Fendi (in Italia l’avrebbe trovata a molto meno!). Ma
perfino il falso diventa pretesto per una lezione di vita, in Sex
& The City. Carrie non si lascia convincere a comprare la borsa
contraffatta perché, dice, “anche se tutti l’avessero creduta vera,
io avrei sempre saputo che veniva da un bagagliaio nel profondo di
un lercioso quartiere” e preferisce “aspettare di potersi permettere
quella autentica, così saprò che è una cosa unica, speciale, che
pochi hanno”. E Charlotte esplode: “Il mio matrimonio è una falsa
Fendi! Tray e io sembriamo una coppia perfetta dal di fuori, ma dal
di dentro tutto è fasullo, non è speciale.” Ora che Sex & The
City e molti altri telefilm di culto (da Ally McBeal a
Friends, da Buffy a Angel) hanno chiuso i
battenti, molti spettatori si troveranno un po’ disorientati. I più
giovani potranno forse trovare ispirazione e consolazione in The
O.C. e One Tree Hill, annunciati come gli eredi di
Beverly Hills e Dawson’s Creek. Intanto restano
Smallville e CSI. Vedremo se la passione di Lex per le
sfumature del viola troverà degli estimatori. E attenzione, perché
le maglie aderenti indossate sotto la giacca dall’agente della
scientifica Catherine Willows, sobrie eppure sexy, sembrano perfette
per una giornata in ufficio. Anzi, qualcuna ha già cominciato
portarle. |