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Nel 1987, il
telefilm Star Trek: The Next Generation introduceva e rendeva
popolari sul piccolo schermo i personaggi olografici, amici,
amanti, avversari ideali, creati da un computer per offrire
compagnia e svago ai solitari viaggiatori dello spazio. In un
memorabile episodio intitolato “Illusione o realtà?”, un timido
patologico dava vita sul ponte ologrammi a proiezioni di persone
reali, modificandone la personalità al solo scopo di poter
affrontare le proprie paure in un ambiente protetto, e alle proprie
condizioni.
A diciotto anni di distanza, se la realtà - purtroppo o per fortuna
- non ha ancora superato la fantasia, la possibilità non appare più
così fantascientifica. La tecnologia ci viene in aiuto adattandosi
alle nostre nevrosi, permettendoci di isolarci dal mondo esterno e
allo stesso tempo di placare (o illuderci di placare?) le nostre
esigenze affettive connettendoci con decine o centinaia di persone
nei più remoti angoli del globo. |
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La comunicazione via rete è divisa in grossi “gruppi” che usano
sistemi diversi per comunicare.
1-
Instant Messengers
(es. ICQ, Messenger, Trillian…). Non occorre collegarsi ad un sito
per usarli, ma installare sul computer un programma che gli
consente di
funzionare da chat. Ogni volta che una persona si iscrive ai servizi
di messaggistica immediata, immette un profilo utente personalizzato
e si “rende visibile” a chi vuole. Può quindi cercare un
interlocutore già on-line o aspettare che qualcuno, colpito dal suo
profilo o semplicemente curioso di fare conoscenza, si metta in
contatto con lui.
2-
Chat Room.
Sono
stanze comuni di conversazione. Per entrare ci si collega a un sito,
eventualmente scaricando il software Java per l’attivazione. Anche
nelle chat è prevista l’opzione “messaggio privato”, una stanza
virtuale con cui si può parlare in “intimità” con la persona che
interessa, sempre che questa sia d’accordo. Il tutto, come per il
punto 1, avviene in tempo reale.
Un moderatore vigila affinché non vengano violate le regole imposte
dal sito, come ad esempio il divieto di diffondere numeri di
telefono.
3-
Forum.
Sono luoghi d’incontro più “tranquilli” delle chat, meno immediati.
E’ necessaria l’iscrizione, e la comunicazione non avviene in tempo
reale ma come nella normale posta elettronica, anche se le risposte
sono visibili a tutti i visitatori E’ possibile scambiarsi messaggi
privati all’interno del sito tramite una casella personale. Anche
nei forum è presente la figura del moderatore.
4-
BLOG.
Molto affini ai forum (e spesso collegati ad essi nei siti). Sono i
“diari” dell’utente. Sono strutturati come i forum, ma di solito chi
li gestisce è un internauta che scrive un vero e proprio diario
personale, senza voler a tutti i costi intavolare una discussione.
Gli altri utenti possono poi lasciare commenti. |
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Mentre uno
stilista lancia sul mercato una linea di magliette che pubblicizzano
l’indirizzo del sito a cui rivolgersi per contattare la persona che
sfoggia l’indumento (evidentemente ansiosa di fare nuove conoscenze),
i
cellulari di ultima generazione consentono, tramite un trasmettitore
a onde radio a corto raggio denominato BLUETOOTH, di collegarsi con
altri apparecchi dotati di un ricevitore analogo per scambiare dati
o, più semplicemente, per abbordare, per strada o in metrò,
interessanti sconosciuti.
Intanto, godono sempre di maggiore successo, sul web, i
luoghi d’incontro per internauti, dai siti specializzati per single
(ad esempio, quelli che organizzano i famosi speed date, o le
banche dati per la ricerca dell’anima gemella), ai vari instant
messenger, chat room, forum e blog.
I navigatori abituali, in Italia, sono maschi dai 25 ai 40 anni,
di cultura medio-alta, con mezzi a disposizione e buona competenza
nell’uso delle nuove tecnologie. Tuttavia, secondo dati emersi al
26mo Congresso Internazionale della Società Italiana di Psicologia,
il 60-70% degli utenti delle chat sarebbe costituito da donne, in
maggioranza laureate, che cercano in rete una relazione affettiva.
Sette uomini su dieci, invece, chatterebbero in cerca di sesso.
Il professor Sandro Roventi e la dottoressa Chiara Galli,
dell’Istituto di Sociologia dell’Università Bocconi di Milano,
individuano in questo fenomeno aspetti patologici collettivi (le
difficoltà di comunicazione in una società sempre più atomizzata,
oltre alla pigrizia e alla mancanza di tempo che spingono a
preferire i luoghi d’incontro virtuali a quelli tradizionali, più
impegnativi e rischiosi), e individuali (senso del mistero e
deresponsabilizzazione garantiti dall’anonimato). Gli psicologi
mettono in guardia contro quello che viene definito “tecno-autismo”.
Il 10% dei giovani fra i 16 e i 40 anni che cercano amore o amicizia
in rete svilupperebbero infatti una vera e propria dipendenza da
Internet.
Gabriele, laureato in filosofia e appassionato di psicologia, ha
fondato nel 2.001 il sito
www.pensierincorso.it, una sorta di
comunità di recupero virtuale per chat-dipendenti.
“Ero entrato in una chat room per curiosità”, racconta, “e
improvvisamente mi sono ritrovato risucchiato in questo vortice. Non
pensi ad altro che a connetterti, e la realtà virtuale finisce per
sostituirsi alla vita vera.”
Il suo sito, ora in fase di restyling, contava una sessantina di
frequentatori abituali, di cui trenta quotidiani. Si trattava di
persone che, pur godendo di una buona posizione (erano bancari,
ingegneri, insegnanti, pedagogisti, ricercatori universitari,
manager…), soffrivano spesso di solitudine e di un forte senso di
inadeguatezza. “Chiunque entri in una chat room”, spiega Gabriele,
“lo fa indossando una maschera. Non parlo solo degli omosessuali
consapevoli o meno che scelgono un’immagine di sesso diverso. Gli
utenti delle chat room, a fronte di una incapacità relazionale e di
delusioni affettive nella vita reale, cercano un contatto via
Internet proponendo un io alterato. Non accettandosi per quello che
sono, inibiscono quelli che ritengono essere i loro difetti,
accentuando invece le qualità Questo porta inevitabilmente a una
delusione, in caso di un incontro faccia a faccia.” Gabriele
attribuisce la responsabilità all’interazione tra la fragilità di
questi individui e gli inarrivabili modelli fisici e sociali imposti
dai media.
“C’è tanto timore di restare soli, e chi resta solo per la società è
un perdente”, considera Fabio, trent’anni, ingegnere informatico,
moderatore di un forum che in quattro anni ha raccolto 40.000
iscritti. Fabio non ama le chat room, ritenendole troppo frenetiche
e dispersive, ma difende i forum. “Il forum non è ritirarsi dalla
vita reale, ma affrontarla in modo diverso, con l’armatura”,
osserva. “Molte persone, frenate nella vita reale dal timore del
giudizio degli altri o da un aspetto fisico che ritengono
inadeguato, nei forum diventano estremamente sicure di sé, perfino
aggressive. Comunque, i forum sono un’invenzione geniale. Puoi
trovarci la risposta a qualsiasi domanda. Li ho scoperti cercando un
accessorio particolare per la mia auto, ma ho continuato con altri
siti perché mi piace scrivere e sperimentare qualunque novità
informatica.” Esistono infatti due categorie di forum, quelli
settoriali e quelli dedicati a chi cerca esplicitamente di fare
conoscenza, ma “è possibile fare amicizia anche attraverso i primi,
dati gli interessi in comune condivisi dagli iscritti” Inoltre,
entrambi organizzano raduni nei quali i loggati possono
incontrarsi faccia a faccia. Fabio ha partecipato ad alcuni di
questi incontri. Ammette di averli affrontati con un po’ di
pregiudizio, ma di aver trovato persone “non alienate ma
normalissime, colte, benestanti, spesso legate al campo
dell’informatica e della comunicazione”. Fabio ha assistito alla
formazione di alcune coppie, durate anche due o tre anni. “E’ triste
ammetterlo, ma alla base di tutto c’è quasi sempre il mero sesso.
Però, se vuoi solo un’avventura, il posto giusto è la chat. Il forum
richiede tempo e impegno: devi iscriverti, redigere un profilo,
magari allegare una foto, spedire un messaggio, aspettare la
risposta, e così via. Un vantaggio del forum è che ti dà il tempo di
riflettere su quello che scrivi.” Fabio tuttavia confessa che,
personalmente, non rischierebbe un incontro individuale con una
persona conosciuta via Internet.
Monica, agente immobiliare ventottenne, bella e solare,
invece si è buttata. Ha cominciato a navigare dall’ufficio, per
cercare informazioni e riempire i tempi morti, e ha continuato per
divertimento: “E se poi trovo qualcuno d’interessante, ben venga!”
Monica ha incontrato molte persone conosciute via Internet. Anche
lei predilige gli incontri di massa, “magari una cena con quaranta
persone mai viste e con cui ho soltanto chattato per mesi.” Ha anche
avuto incontri individuali, prendendo le dovute precauzioni. “Per un
primo incontro, se si tratta di un uomo, evito luoghi poco
frequentati. Ormai si sa che questo mezzo viene usato anche dai
malintenzionati.” Monica ha convissuto con un ragazzo conosciuto in
chat. “Dopo un primo periodo di felicità ci siamo resi conto che non
eravamo fatti per stare insieme.” Però ci ha riprovato, e da due
anni sta con un altro ragazzo conosciuto tramite un forum.
Anche i forum però possono generare fenomeni di dipendenza.
Fabio ha scritto 2.500 messaggi in quattro anni, in qualità di
moderatore, ma cita casi di iscritti che sono arrivati a postare
fino a 12.000 messaggi in due anni.
Gianni, botanico trentaseienne, mantiene un certo distacco. Il
desiderio di conoscere e scambiare opinioni con persone di tutto il
mondo l’ha portato a partecipare a forum, blog e a installare
nel suo computer ICQ. Il dialogo, attraverso un instant messenger,
è più intimo. Avviene infatti generalmente fra due persone. I cinesi
sembrano particolarmente attratti da questo mezzo di comunicazione.
“E, francamente, dopo due settimane che, mentre sei connesso, ti
appare a intervalli regolari la finestrella con su scritto ‘Hi, I’m
PsiKoTIka from China. How R U?’, perdi la pazienza e ti viene voglia
di disinstallare il programma.” Soltanto una volta, in fase single,
Gianni ha quasi ceduto alla tentazione di incontrare una sua
corrispondente. La foto dell’amica di web l’ha dissuaso. “Appariva
volgare, diversa da come me l’ero immaginata. Ho perso totalmente
l’entusiasmo e ho smesso di rispondere ai suoi messaggi.” I
sociologi della Bocconi mettono in guardia contro una demonizzazione
del fenomeno. “Si tratta comunque di un nuovo mezzo di comunicazione
che mette in contatto persone che fino a pochi anni fa non avrebbero
avuto modo di conoscersi.” Gabriele è d’accordo: “Internet non è il
male. Viene usato male.” E dobbiamo dargli retta, soprattutto
se pensiamo che il nostro psicologo delle chat proprio attraverso il
suo sito ha conosciuto la donna che attualmente è sua moglie, volata
dall’America all’Italia per incontrarlo. Come assicurano i
nutrizionisti per il cibo, nulla fa davvero male. Purché assunto in
giuste dosi. |